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lunedì 18 giugno 2012

Montevetrano "a singhiozzo": verticale in due atti...


Sono passati quasi tre mesi da quel "pazzo" acquisto on-line: 9 bottiglie di Montevetrano, 9 annate consecutive dal 1996 al 2004. L'idea di tenermele è durata solo pochi giorni, per lasciare il posto alla voglia di condividere la gioia di aprire una serie di bottiglie così prestigiose.
Ed ecco allora un'idea ancora più pazza: mettere in piedi una serata fra amici ed appassionati (non più di una decina) per mettersi alla prova e degustare insieme.
9 vini in una sola serata sarebbero stati troppi e così ecco il "singhiozzo": una verticale in due serate ad annate alterne, prima le dispari e poi le pari...
Grazie all'aiuto di amici volenterosi (Matteo, Silvia, Adry, Gabriella), per un paio di sere ho potuto "giocare" a vestire i panni di relatore, in un viaggio meraviglioso fra le sfumature di questo straordinario vino campano, un IGT Colli di Salerno così composto: 60% cabernet sauvignon, 30% merlot, 10% aglianico.
In molti fra coloro che leggono mi hanno chiesto di raccontare del vino, ma stavolta credo davvero che quello che vi siete persi questa volta non lo troverete in una di queste 9 bottiglie.
Prima serata fra amici, con vini grandiosi, che fila via liscia. Tutto "perfettamente perfetto", alla faccia del "relatore" un po' teso e ingessato. Già mi frullano in testa idee per fare altre serate, perché alla fine - dico a me stesso e ai ragazzi - non sembra così complesso. 
La seconda serata invece nasce male fin dalle prime battute: prima il rinvio per il maltempo, defezioni varie per i motivi più disparati, l'arrivo di una platea inedita, qualche bottiglia che appare un po' sottotono, presentazione powerpoint che mi si inchioda (anche se l'ho camuffata bene andando a braccio)... Forse avevo sottovalutato alcuni aspetti, forse non siamo (o "non sono", dato che ho voluto testardamente insistere sulla doppia serata) all'altezza di preparare eventi del genere. Vedo la gente "educatamente" contenta, ma forse non mi sembra abbastanza. Mi sento come quando da bambini si fanno le recite a scuola (quelle cose che aspetti e prepari per giorni...), guardi i genitori fra il pubblico e tutti applaudono... Ma ora che ho qualche anno in più, forse comincio a realizzare che quell'applauso o quel sorriso siano dovuti, più che sentiti...
Poi, per un attimo, i riflettori si spengono. E senza le luci, spariscono anche le ombre... 

Mi estranio per un attimo e torno a capire che la magia del vino è tutta nella sua semplicità: 10 persone, molte delle quali mai viste fra loro, riunite intorno ad un tavolo su di una terrazza rinfrescata da una leggera brezza con un bicchiere in mano. Improvvisamente realizzo che in quelle due ore ci siamo dimenticati di essere a Milano, dello stress accumulato durante una lunga settimana di lavoro. Perfino la bottiglia (1 su 5) che sa un po' di tappo diventa un caso didattico, il metro di paragone per gli altri vini che ogni 10 minuti offrono nuove sfumature e sensazioni. Forse la bellezza di questa seconda serata sta tutta nel suo non essere "perfetta"... E nel sentirsi dire, da qualche "nuovo sconosciuto amico", che quello che non ha dato il vino l'ha trasmesso la passione di un bellissimo gruppo, quello con cui spero di organizzare presto un'altra serata... E chissà, magari sui riesling della Mosella o sui rossi dell'Etna. E magari ci sarete anche voi... In ogni caso, sempre e comunque in alto i calici e... Alla vostra !!!

domenica 22 gennaio 2012

“CASTELLO DI CIGOGNOLA”: il barbera in paradiso…

Il (o, come molti sostengono sia più corretto, “la”) barbera, un vitigno utilizzatissimo nel nord-ovest d’Italia, ma troppo spesso declassato al cospetto di due “pezzi da 90” che in questa zona ne oscurano la visibilità: il nebbiolo in Piemonte ed il pinot nero nell’Oltrepo Pavese.
Se però hai alle spalle le potenzialità della famiglia Moratti (e, devo dire, anche l’incredibile passione di Gianmarco, che è decisamente apparso più simile ad un grande produttore, che ad un freddo imprenditore con l’hobby del vino) e le idee di un enologo come Riccardo Cotarella (il creatore del sangiovese “Avi” di San Patrignano), nessuna sfida è impossibile…
Direttamente dalla tenuta del Castello di Cigognola (PV), infatti, ecco due interessanti verticali di barbera in purezza, il “DodiciDodici” (1212 è l’anno di costruzione del Castello) e “La Maga” (dall’omonimo cru aziendale).
Fin dal primo assaggio appare riduttivo etichettare il DodiciDodici semplicemente come il vino “base” dell’azienda. Fra le annate degustate è il 2007 – che si merita ben oltre gli 80 punti – quella più rappresentativa. Un'estate calda e soffocante ha generato un vino di un rosso rubino cupo, con profumi di piccoli frutti neri maturi e di macchia mediterranea (corbezzolo, mirto, ginepro, tamarindo...). In bocca offre subito un tannino deciso, che però sfuma lentamente, lasciando spazio ad una freschezza importante, buona sapidità e lunghissima persistenza su un finale morbido e succoso.
La Maga rappresenta invece la selezione dei migliori vini prodotti dalla vigna più antica e con la migliore esposizione (sud-ovest), dopo 12 mesi di maturazione che avviene per metà in botte grande e per metà in barriques di rovere francese di secondo passaggio. Qui è il 2006 il re incontrastato della serata: rosso granato fitto, al naso è un intrigante susseguirsi di sensazioni di frutta rossa sotto spirito (ciliegia, cassis), di eucalipto e pino mugo, che virano prima su note eteree di smalto e poi ritornano su un bouquet di spezie, dalla cannella ai chiodi di garofano. In bocca è caldo, fluido, giustamente tannico, elegantissimo ed equilibrato, con una lunga persistenza che lascia la bocca lievemente fresca, con un piacevolissimo richiamo balsamico già avvertito al naso. Un vino perfetto anche da solo, da meditazione, che sfiora i 90 punti.
Ultima chicca, meritevole di citazione, è un 2010 imbottigliato qualche giorno prima, frutto di una fermentazione malolattica molto lenta ed un affinamento in barriques che gli donano rotondità ed eleganza. Il color porpora tradisce la giovinezza di questo vino, che al naso si presenta floreale (su note di violetta, rosa ed oleandro) e piacevolmente fruttato (fragola e lampone), ma in bocca sorprende per potenza e pienezza, con una lunga persistenza di nocciola tostata. Già pronto da bere, è un vino che supera gli 80 punti e che sarà da tenere d’occhio perché fra qualche anno ne sentiremo sicuramente parlare.

Questa serata risale a novembre 2011, ma l’ho voluta rispolverare perché il 26 gennaio prossimo al Westin Palace Hotel di Milano ci sarà il “Cotarella Day”, un pomeriggio ed una serata dedicate alla degustazione dei vini di questo grande enologo italiano. Vi aspetto e vi invito dunque a non perdere questa occasione, perché degustando questi vini avrete l’ennesimo esempio del fatto che non esistono “vitigni di eccellenza” e “vitigni minori”, ma che il vino migliore è quello che riesce a coniugare la tradizione e la tipicità del vitigno con le potenzialità del territorio.
Alla vostra !!!