"La follia del fare vino" in un territorio con il 40% di pendenza, col furore dei venti e del mare che fronteggia le vigne, con l'amore per gli autoctoni (fenile, ripoli, ginestra, aglianico, piedirosso), con poca disponibilità di braccia, con coltivazione e raccolta eseguite interamente a mano da "freeclimber".
Solo dei folli, e una squadra familiare dedita al vino, possono pensare di continuare in un'impresa bloccata nelle quantità di produzione dalle caratteristiche del territorio attorno a Furore.
Tutto questo non lo dice Marisa (Cuomo), ma suo marito Andrea, che, da buon campano, è generoso nelle descrizioni e nei complimenti al pubblico presente.
7 vini, 5 bianchi e 2 rossi.
Fiord'uva non è il "fiore" ma il "fiordo dell'uva", un braccio di mare suggestivo, che si insinua tra gli strapiombi coltivati a ginestra, fenile e ripoli.
Una verticale dal 2011 al 2007 che ci fa capire come "ogni annata è un progetto che inizia a tavola con Moio". Per il momento progetti ben riusciti, anche se il 2007 con il suo accento minerale, etereo, con l'albicocca e la pesca mature, con la sua eleganza ed armonia è il mio preferito. Come dice Invernizzi "quasi da meditazione". Interessante tutta la produzione, anche quella più recente del 2011, nella quale tuttavia non percepisco tutto il sentore di idrocarburi segnalato da Invernizzi.
I 2 Furore Riserva 2009 e 2008 sono interessanti (meglio il 2008 per i tannini più gentili e la ciliegia che prevale), ma il clou della serata sono i Fiord'uva.
Qualche ombra sulla serata: Invernizzi straripante nella sua erudizione, a volte fine a se stessa, e forse un pò compiacente con gli ospiti, un personaggio fantasma (la Marisa) che abbiamo capito essere il motore della cantina, una persona schiva, che si fa pregare per parlare, ma che sembra essere più influente di quanto non voglia apparire.
Solo dei folli, e una squadra familiare dedita al vino, possono pensare di continuare in un'impresa bloccata nelle quantità di produzione dalle caratteristiche del territorio attorno a Furore.
Tutto questo non lo dice Marisa (Cuomo), ma suo marito Andrea, che, da buon campano, è generoso nelle descrizioni e nei complimenti al pubblico presente.
7 vini, 5 bianchi e 2 rossi.
Fiord'uva non è il "fiore" ma il "fiordo dell'uva", un braccio di mare suggestivo, che si insinua tra gli strapiombi coltivati a ginestra, fenile e ripoli.
Una verticale dal 2011 al 2007 che ci fa capire come "ogni annata è un progetto che inizia a tavola con Moio". Per il momento progetti ben riusciti, anche se il 2007 con il suo accento minerale, etereo, con l'albicocca e la pesca mature, con la sua eleganza ed armonia è il mio preferito. Come dice Invernizzi "quasi da meditazione". Interessante tutta la produzione, anche quella più recente del 2011, nella quale tuttavia non percepisco tutto il sentore di idrocarburi segnalato da Invernizzi.
I 2 Furore Riserva 2009 e 2008 sono interessanti (meglio il 2008 per i tannini più gentili e la ciliegia che prevale), ma il clou della serata sono i Fiord'uva.
Qualche ombra sulla serata: Invernizzi straripante nella sua erudizione, a volte fine a se stessa, e forse un pò compiacente con gli ospiti, un personaggio fantasma (la Marisa) che abbiamo capito essere il motore della cantina, una persona schiva, che si fa pregare per parlare, ma che sembra essere più influente di quanto non voglia apparire.