lunedì 16 giugno 2014

Carlo e Camilla in Segheria

A cena con delle amiche. Tipi diversi, esigenze diverse, gusti diversi.
Io cerco rapporto qualità prezzo e ricerca degli ingredienti. E da Carlo e Camilla mi aspettavo un po' di più.

Menù alla carta snello che mi piace. Vuol dire che non divento matta a scegliere e mi immagino cura nella preparazione dei piatti (ce ne sono pochi quindi saranno curati nel dettaglio). 
Carta dei vini ancora più corta e con poca varietà di aziende. Dicono che selezionano con attenzione i produttori, forse troppa e finisce per essere povera...
Ambiente spettacolare: intatta l'atmosfera della segheria con qualche inserto moderno che non stona.
Avventori: tutti molto molto fashion. Mi sento un po' un pesce fuor d'acqua.
Personale: in linea con gli avventori, molti attenti alla forma con il rischio di qualche scivolone del servizio. Ad esempio hanno aperto le bollicine facendo uscire il vino (avevano agitato la bottiglia?), hanno portato i piatti principali prima che una di noi finisse l'antipasto e nel descriverci i piatti indicavano un po' troppo da vicino gli ingredienti quasi da toccarli...

Nota: La prima bottiglia sapeva di tappo. Pazienza, succede. Il bicchiere con cui ho assaggiato la successiva aveva un moscerino. Che sfortuna. Il caffè me lo aspettavo offerto dalla casa. Mah, forse è' un pensiero troppo POPolare :-)


Ah, il cibo? Buono ma ormai è passato in secondo piano...

Ps. Le bollicine erano queste:

giovedì 7 novembre 2013

Una cena POP

Un giorno decidiamo di 'farla' strana...la cena!
Alzo il telefono per prenotare per sei al D'O, il ristorante dello chef Luca Oldani.
Prima disponibilità, un giovedì fra sei mesi.
E va bene, prenotiamo, chissà cosa ne sarà di noi tra sei mesi, ma intanto prenotiamo.

E finalmente arriva il tanto atteso giovedì, e noi tutti profumati, vestiti bene ed emozionati ci presentiamo puntuali all'appuntamento.

Ci accoglie sulla porta lo chef e il suo staff e l'atmosfera appare fin da subito rilassata, piacevole e gradevole.

Il personale attentissimo inizia la sfilata al nostro tavolo. Ci vengono serviti la famosa cipolla di Oldani, un risotto con una crema di noci cotto come solo lui, credo, sappia fare perché era davvero sublime e per alcuni di noi che li hanno preferiti, degli gnocchi di zucca. Seguono un maialino tenerissimo e dolci differenziati per ciascun commensale (per non farci mancare nulla).
Il tutto annaffiato da: un Grillo spumantizzato per antipasti e primo, il Do, un rosso 'adottato' da Oldani che deve il suo nome alle 12 uve spremute per comporlo e da un banyuls per dessert.

Come al solito io ne faccio una questione di principio :-)
Passi il grillo che può essere considerata una novità (anche se Manlio dell'Infernot me lo aveva offerto già qualche tempo fa), interessante il rosso fatto da questo grande amante della musica che ha chiamato il vino come la nota e lo ha composto di 12 uve perché è il numero delle note che possono stare nel pentagramma (se ricordo bene), ma del Banyuls sul dessert più di qualcuno non apprezza l'abbinamento.

Siamo noi troppo sofisticati? Sono le carte dei vino troppo commerciali? O per chi ha un ristorante e' necessario il compromesso?

La carta dei vini merita però una menzione per l'attenzione alla qualità/prezzo in linea con la filosofia del ristorante: mangiare con 75 euro una cena completa corredata di un vino per portata dallo Chef stellato e' un'esperienza gradevole.
Ancora più bello notare che il ricarico sui vini e' davvero onesto. Prezzi poco lontani da quelli delle enoteche.
Questo rende positivo il mio giudizio complessivo.

Nota dolente: quando il ristorante si riempie l'atmosfera smette di essere familiare e gradevole e diventa "caciarona" e un po' difficile da gestire per il personale. Altrimenti non si spiega come mai sia arrivato il dolce e ancora non avevamo avuto la possibilità di ordinare il vino...










venerdì 18 ottobre 2013

900 cento

Stasera mi meritavo una cosa super perché il mondo mi sta mettendo alla prova  ma non succedeva nulla spontaneamente e così ho abbassato le aspettative e ho aperto 900.

Mi bastava poco, a quel punto...volevo solo qualcosa che mi tirasse su il morale ma in casa avevo solo bottiglie da grandi occasioni, da cene con chi può capire e apprezzare quello che si beve, e sapete che vi dico?

Che ogni sorso e' un'esplosione di cose diverse, profumi, ricordi sapori. Primari secondari terziari... Vi confesso che non ci avrei mai creduto prima. Mi puzzava di tanto fumo e poco e arrosto e tie'! Sbugiardata! Hai capito il Barbieri... E hai capito l'universo...

venerdì 21 giugno 2013

L'esagono non è una figura geometrica.


Ancora ieri sera, alla cena conclusiva del master tenuto da Samuel Cogliati e organizzato dall'AIS Milano, c'era qualcuno che non sapeva perché si chiamasse "esagonale". Esagonale come il territorio francese, esplorato nel corso dei 18 incontri al Westin con profonda conoscenza enologica e spiccata sensibilità da un relatore di grandi qualità: appassionato conoscitore dei territori e delle più sottili differenze, provetto e quasi "artistico" degustatore, mai banale nelle scelte dei vini in degustazione, e, sopratutto, capace di creare un'atmosfera di partecipazione con disponibilità e umiltà,  dote questa non molto diffusa nel mondo dei sommelier.
Sono sempre più convinta di aver fatto un ottimo investimento partecipando al Master Esagonale dalla fine del gennaio scorso, perché:
  • ho capito meglio concetti che mi sembravano prima tutti molto simili (cru, clos, climat, terroir) e che invece fanno la differenza nella cultura enologica francese
  • ho acquisito una terminologia della degustazione, anche in francese, più ampia a sfumata di prima
  • ho degustato vini di grande qualità, personalità, e di prezzo molto spesso più che abbordabile.
  • mi sono sentita meno numero grazie a un gruppo a misura di relazione (35 persone circa) e alla capacità di Samuel di far sentire tutti partecipi.
Peccato che sia finito!
Bravo Samuel e bravo anche Hosam che ci ha fatto scoprire questo talento!
MGS

martedì 19 marzo 2013

Per il “mal dell’esca” Martin perse la cappa…

O per un nebbiolo scambiato per un Sangiovese.
O per un vermentino confuso per un Sauvignon? O perché l’Italia produce solo il 15% del vino mondiale e non il 30%?

Ok ok, andiamo con ordine.

Ma dico io? Tra la muffa grigia e il mal dell’esca, quale è una malattia della vite???
Il mal dell’esca naturalmente! E invece no! La botritys cinerea definita una malattia! Ma non era nobile???

Ordine. Facciamo ordine…

Winetip sembra aver letto nel pensiero del Bombe e ieri sera organizza la serata “Wine quiz: giochiamo?”
Regole: ci si iscrive a squadre, possibilmente di 4, e chi vince si porta a casa una bottiglia di vino. E il giudizio dell’arbitro è insindacabile.
E ovviamente “L’educazione alcolica” c’è. Composta da Mauro, Davide, MG e Betty.

Primo quiz: rispondi a 10 domande a risposta multipla. Fila liscio: 9/10, non ci lamentiamo anche se c’è chi fa l’ein plein, ma c’è tempo per recuperare.