venerdì 26 ottobre 2012

Tanto per iniziare una riflessione sui vini naturali

"Tanto per iniziare" perchè dai miei primi approcci a questo mondo ho avuto la sensazione che la questione sia piuttosto complicata...

Iniziamo da come si è originata la mia curiosità...Nella pagine di questo blog ho già raccontato della mia frequentazione della Scuola dei Potatori d'Uva di Simonit&Sirch dove ho conosciuto un paio di "personaggi" del vino che hanno catturato la mia attenzione.
Tra questi Maurizio Donadi, che qualche tempo fa sono andata a trovare direttamente nel suo quartier generale a San Polo di Piave (TV) dove produce vini naturali con l'etichetta Casa Belfi.
Maurizio mi ha avvicinata al mondo dei vini naturali, ed è di questa storia che volevo parlare...

Innanzitutto la Legislazione.
Ammetto che la mia ricerca in questo senso è solo parziale ma da quello che ho letto c'è in primo luogo da distinguere tra viticoltura biologica (quello che accade nel vigneto) e enologia biologica (la vinificazione).
L'agricoltura biologica è normata dal Regolamento CEE 2092/91 che non lascia particolari incertezze al viticoltore e all’agronomo mentre non dice nulla sulla vinificazione che è ancora stata oggetto di interpretazione del singolo produttore.
Cito parzialmente dal sito dell'Euro Parlamento delle recenti decisioni prese in materia di Vini Bio (http://www.europarlamento24.eu/vino-bio-nuove-norme-europee-da-questanno/0,1254,74_ART_1878,00.html):
"Il Comitato permanente per la produzione biologica (Scof) ha approvato nel 2012 nuove norme europee per il vino biologico. In base al nuovo regolamento, applicabile a partire dalla vendemmia 2012, i viticoltori biologici potranno utilizzare il termine “vino biologico” sulle etichette. [...]

Le norme in vigore, concernenti il “vino ottenuto da uve biologiche” non coprono le pratiche enologiche, ossia l’intero processo di vinificazione. [...]

Poi c'è l'auto-regolamentazione...
...e i manifesti delle diverse associazioni, unioni di produttori ecc. (Vin Natur, ViniVeri, Vini Bio solo per citarne alcuni...)
Tra queste diverse correnti di pensiero (anche se parallele) comunque in sintesi, mi sembra di poter dire, che in comune c'è il rispetto della Natura e del Consumatore. Vogliono offrire un prodotto rispettoso della materia prima che trattano senza "chimica aggiunta" (pesticidi, fitofarmaci, solfiti ecc...Perdonate la poca dimestichezza con i tecnicismi).

In pratica ne deduco: per la legge l'enologo in cantina ha ampia libertà e non ha nemmeno l'obbligo di dichiararlo. Senza violare alcuna norma può intervenire aggiustando qua e aggiungendo di là; le associazioni invece si danno uno statuto più rigido.

Quindi la regola "biologico=naturale" che c'era nella mia mente, non è corretta.
Nella "bottega" di Maurizio ho imparato che il vino secondo Natura è quello in cui vengono rispettate tutte le operazioni dalla vendemmia all'imbottigliamento, è un vino che matura con i suoi tempi e le sue stagioni.
E si fa è fatta strada in me l'idea che alla perfetta conoscenza della scienza enologica si aggiunga una filosofia. Lavori con quello che natura ti da, rispetto il territorio, il terreno, il vino e il consumatore...

Non sarò però troppo rigida?
Ieri sera sono andata ad una degustazione dell'Azienda Querciabella.
Sono biologici dall'88 e biodinamici da tempi più recenti e i loro prodotti sono perfino "100% Vegano"!

Mano a mano che ascolto la storia dell'azienda si sviluppa in me l'idea che anche qui ci sia LA Filosofia.
Poi iniziamo la degustazione e apprendo che tutti i vini fanno legno, che il Sangiovese ha lasciato il posto al Cabernet Sauvignon e che i loro vini vengono creati perchè siano internazionali. Ed in effetti anche a me ricordano dei vini francesi...

Ma non è una contraddizione in termini? Vitigni internazionali vs.autoctoni, allure d'oltralpe vs. carattere italiano...
Il relatore mi dice che non c'è contraddizione, che anche in queste scelte c'è dell'etica e che la Natura è rispettata dalla totale assenza di prodotti di sintesi nel processo produttivo. E in più i legni scelti sono di massima qualità, no chiarificazioni, no immersioni in trucioli per "barricare" velocemente ecc...

Sono io che vedo il mondo del Naturale in modo troppo filosofico e romantico, o naturale e biologico/biodinamico sono cose diverse?
L'avevo detto che era tanto per iniziare una riflessione... Nel frattempo io continuo nella mia ricerca.

giovedì 11 ottobre 2012

il TEOREMA di BETTY sull'educazione alcolica

Dichiaro subito la Maternità del titolo e della intenzioni perchè in effetti è tutta farina del mio sacco, ma lo pubblico su questo blog che condivido con degli amici perchè siamo spiriti affini e mi sento di dire che in buona parte condividono le intenzioni (sui modi magari dissentiranno, ma sulle intenzioni sono sicura...)

Sarò breve e diretta: oggi sulla pagina Facebbok di un'azienda vitivinicola rinomata che non cito (poi vi spiego perchè*) vedo la seguente fotografia:



Lo scatto suscita in me il solito interrogativo che mi pongo quando vedo immagini simili: perchè se la protagonista è la bottiglia relagarla a soggetto secondario (potrebbe essere un capo di abbigliamento, un pannello solare, un frutto, il silicone...)
E perchè nel 2012 siamo ancora così fossilizzati su immagini così stereotipate che utilizzano archetipi femminili (o maschili?) così poco originali?

Si, certo, ne faccio una questione di dignità, ma siccome sono blogger nel tempo perso e comunicatrice di professione mi chiedo anche: che messaggio staranno cercando di darmi?
E, puntualmente,  non riesco a trovare una risposta.

Allora - sempre oggi - scrivo direttamente all'azienda, perchè la seguo e apprezzo i loro vini ponendo loro direttamente i miei quesiti. Ed in meno di mezz'ora ricevo risposta. E questo, ammetto, non è da molti.

In sintesi mi dicono che si tratta di scatti fatti da persone di famiglia che hanno condiviso (forse per orgoglio parentale, penso io) ma che non avevano pensato che potevano essere lette nel modo in cui io le ho lette. E se in qualche modo il messaggio mi ha offesa, se ne scusano.

Grazie. Ottimo. Scuse accettate.

Però poi sfoglio le altre fotografie pubblicate nel loro profilo Facebook e ne trovo almeno altre 10 che sfruttano gli stessi stereotipi ed archetipi.

E allora mi domando: sicuri che non ve ne siete accorti?
Ma qui mi fermo perchè poi ognuno fa della sua immagine quello che preferisce...


*Non cito l'azienda perchè questo è solo l'episodio più coerente con il nostro blog che mi è capitato di vedere. Volendo parlare del fenomeno dovrei citarne almeno altre 100. E allora per par condicio non faccio nomi e cognomi. 
E poi hanno prontamente risposto, a differenza di quello che fanno la maggior parte delle aziende che - seppur usando il corpo della donna senza alcun rispetto - si nascondono dietro presunti messaggi mal interpretati....

Ah, quasi dimenticavo di dirvi il perchè della parola TEOREMA nel titolo tutta in maiuscolo. La questione mi ha fatto tornare alla mente la famosa canzone dal tiolo, appunto, "Teorema". Ma siamo davvero ancora convinti che basti prendere una donna e trattarla male perchè lei ci ami? 

sabato 6 ottobre 2012

Back to Campania... Alla luce dei "3 Bicchieri GR"...

Negli ultimi post pre-ferie vi avevo raccontato delle emozioni datemi da alcuni vitigni autoctoni campani, con piccoli produttori emergenti che a mio avviso meritavano più credito...
Ebbene, è con grande piacere (e un pizzico di soddisfazione personale... non lo nego...) che sono qui a commentare la pubblicazione dei premi "3 Bicchieri" 2013 appena assegnati dal Gambero Rosso.
I premi sono stati numerosi ed interessanti in molte regioni italiane, ma - ormai l'avrete capito... - la mia passione per i vini campani è qualcosa che va al di là di una semplice affezione passeggera...
 
Ma veniamo al dunque... Dei 17 vini premiati quest'anno, ben 6 sono stati recensiti sulle pagine di questo blog.
Certo, con vini come il Montevetrano 2010 di Silvia Imparato ed il Terre di Lavoro 2010 di Galardi (entrambi creature dell'enologo Riccardo Cotarella), o il FiordUva 2010 di Marisa Cuomo, si andava a colpo sicuro.  Non impossibile da indovinare anche il riconoscimento al fiano Vigne della Congregazione 2010 di Villa Diamante (già 5 Grappoli AIS sul millesimo 2009).
Ma la massima soddisfazione l'ho avuta nel trovare premiati due vini fino a qualche mese fa sconosciuti ai più, come il pallagrello nero Ambruco 2010 di Terre del Principe ed il Sabbie di Sopra il Bosco 2010 di Nanni Copé (cfr. articolo sui B-Wines).
In particolare questi ultimi due dotati di un rapporto qualità-prezzo assoluto, ed ora destinati inevitabilmente a salire sulla scia di questo successo (ahimé prima che fossi riuscito a farne adeguata scorta in cantina!!!)
 
Taurasi grande protagonista dell'anno, con ben 6 vini premiati. E qui c'è ovviamente gloria anche per colossi quali il Radici 2008 di Mastroberardino ed il Piano di Montevergine Riserva 2007 di Feudi di San Gregorio.
Per i più curiosi, di seguito il link con l'elenco completo dei vini premiati:
 
Non mi resta che darvi appuntamento a breve, con grandi ed importanti novità che già stanno bollendo in pentola...
Un abbraccio ed un brindisi in questo weekend di ottobre ancora "caldino"... Direi ideale per bere ancora qualche bel bianco che abbiamo racimolato quest'estate nei viaggi per cantine...
Volete proprio un nome? Per parcondicio citerei un'altra regione di grandissimi bianchi: l'Alto Adige. Quindi un bel gewurztraminer... E di chi se non di una grandissima cantina sociale di quella zona? Sto parlando del Nussbaumer 2011 di Tramin (fra l'altro 3 Bicchieri pure lui...): qui non ho avuto dubbi e ne ho comprate 2 casse...
Alla vostra!!!

venerdì 27 luglio 2012

Around the world 1 - Bodega Colome', la vigna che tocca il cielo

In queste rilassanti giornate milanesi, archiviati per qualche tempo i viaggi in mete lontane, riaffiorano i ricordi di estati passate. Da un po' di giorni mi ritornano in mente le immagini di una delle aziende vitivinicole più spettacolari mai viste.


Siamo in Argentina, nella provincia di Salta, ai piedi della cordigliera delle Ande. Più precisamente nell'alta valle di Calchaqui, a circa 2000 metri sopra il livello del mare.


Bodega Colome', di proprietà della famiglia elvetica Hess, che ha rilevato l'azienda nel 2001. Per arrivarci abbiamo percorso, dalla strada principale, una trentina di chilometri di sterrato incontrando solo giganteschi cactus, i cardones. E' incredibile che si possa produrre vino da queste parti.


E' invece e' tutto vero. In mezzo al paesaggio desertico, ad un certo punto si apre una vera e propria oasi e il terreno si ricopre di vigne. La tenuta e' splendida. Non resta che entrare.


Siamo tra le vigne più alte del mondo. Arrivano fino a 3000 metri di quota, solo in Tibet, forse, si trovano vigneti più in alto. Siamo emozionati. La realtà qui supera ogni aspettativa.


Proseguendo la visita niente ci sembra poi cosi impossibile. Le condizioni climatiche sono buone, la temperatura non supera mai i 30-35 gradi, c'è sempre una buona ventilazione e l'altitudine elevata contribuisce all'ideale concentrazione di polifenoli senza compromettere l'acidità.


Degustiamo i vini sotto un meraviglioso porticato con vista sulle vigne, accompagnati da salumi e formaggi.


I vitigni tipici della zona sono due. Il Torrontes, un vitigno a bacca bianca che - riporto letteralmente il commento di Mauro al primo assaggio - "sembra un moscato secco, in Italia avrebbe un gran successo!". Il Malbec, che non ha bisogno di commenti. I vini degustati (con indicazione dei nostri abbinamenti): Torrontes, da omonimo vitigno, 13,7% alcol, di gran lunga il più elegante tra tutti quelli assaggiati in zona, abbinato con queso. Misterioso, sauvignon blanc semillon e Torrontes,13% alcol, in cui spicca il naso vegetale, su tutti la foglia di spinaci. Ottimo, più che con il Torrontes in purezza, l'abbinamento con il formaggio. Malbec,15,7%, da vigne sopra i 2000 mt, risulta leggermente meno fresco delle aspettative ma con gradevole persistenza e corretta tannicita'. Abbinato a fiambres della Bodega.


Infine, sul primo gradino del podio, Amalaya, da uve Malbec, 14% alcol. Abbinato con cardero con calabaza. Non mi perdo in chiacchiere. Trascrivo semplicemente il commento di Mauro appuntato sul mio taccuino di viaggio: "il vino che ti aspetti di trovare in un film di Sergio Leone". Per chi ama il vino, il pellegrinaggio una volta nella vita in questo posto dovrebbe essere d'obbligo. Andateciiiiiiiiii!!! E se poi, come noi, dopo la visita in azienda,ci si trovera' improvvisamente catapultati in una festa di paese (eravamo gli unici stranieri!), si capira' che giornate così rimarranno per sempre impresse nel libro della vita!

lunedì 16 luglio 2012

Verdicchio forever. Nel vino l'abito non fa il monaco!

Abbiamo seguito le indicazioni del navigatore ma, confesso, arrivati in questo cortile, tra roulotte in disuso e motorini a terra, credevo proprio di aver sbagliato indirizzo.

L'indirizzo pero' e' quello giusto e lo conferma subito l'arrivo di Lucio Canestrari, titolare dell'azienda Fattoria Coroncino.

La cantina, non ce ne voglia Lucio, segue un po' lo stile del cortile ma ciò che attira subito l'attenzione e' la quantità di premi vinti.
E, precisa Lucio, tutti i suoi vini, a turno, prendono i punteggi più alti di tutte le guide. Non un prodotto di punta e di nicchia, quindi, ma tutto il lavoro dell'azienda raggiunge i massimi livelli ogni anno.

Chiediamo a Lucio il segreto. Nessuno, ci dice. Solo lasciare lavorare la vigna e non fare sciocchezze in cantina. Unica regola fondamentale: il buon senso e il rispetto della natura senza etichettature. 

Ottimi tutti i Verdicchi: assaggiamo il Coroncino, il Gaiospino, (il Bacco, ahinoi, era finito!) e il Gaiospino fume' (mosto di uva gaiospino posto a fermentare in botti di rovere e lasciato maturare sui lieviti per due anni).
Da ricordare anche il passito, il Bambule', 100% Verdicchio con appassimento delle uve in pianta. Curioso lo Stacacio, uve Verdicchio incrocio Bruni (VerdicchioxRiesling).


Lucio e' un personaggio, schietto e simpatico. La visita e'stata divertente anche se ce ne andiamo un po' confusi.  E' realmente tutta una questione di terroir o Lucio non ha voluto svelarci i suoi segreti?

Verdicchio e non solo. I sentori della Borgogna

Si respira aria di Borgogna quando si entra nella sala dedicata alla degustazione da Bucci.

Vecchie bottiglie (rigorosamente vuote!) di vini della zona più vocata della Francia sono sparse ovunque.
E' questo il biglietto da visita di Ampelio Bucci, manager sulla piazza milanese, vignaiolo per passione.

E la scelta di produrre solo 10.000 bottiglie di Verdicchio Riserva (su untotale di 120.000 di produzione totale annua) e di metterlo in commercio dopo cinque anni (ora e' in vendita il 2007) la dice lunga sullo stile aziendale della famiglia Bucci.
Non si e' ceduto alla seduzione della barrique e il legno grande, ci spiega Stefano il Cantiniere, ha bisogno di tempo.
Ed eccolo il Verdicchio che volevamo assaggiare! Per noi il top tra quelli degustati.  Da non sottovalutare anche il Classico Superiore, che consigliamo di avere in cantina! Ma qui non c'e' solo Verdicchio.
Ci stupisce il Rosso Tenuta Pongelli, un Rosso Piceno, 50% Montepulciano e 50% sangiovese.
Naso piacevole e complesso, perfetto corrispondenza in bocca. Un bicchiere non basta e ti rimane la voglia di riprovarlo, meglio se a cena, insieme al gruppo.

L'azienda ci ha convinti! Segnatevi il nome e non perdete l'occasione di assaggiare qualche loro vino se vi capita!

Ancora Verdicchio....Italiani? Stranieri in Italia!

E' questa la prima sensazione provata appena entrati da Vallerosa Bonci, un'azienda di Cupramontana che produce il verdicchio in tutte le versioni, dallo spumante metodo classico al passito, passando dal Classico Superiore San Michele, anche quest'anno 5 grappoli.

A seguire la visita guidata da Paolo eravamo gli unici italiani!!! Olandesi, belgi e americani i nostri compagni di visita. E ragazzi, basta con questa idea che a capirne di vino siamo solo noi e i francesi!!! Questi ne sanno, eccome!!! E sono anche più furbi di noi!
Non e' la prima volta che mi capita di sentire che sulle tavole dei ristoranti all'estero ci sono tutte le vecchie annate dei nostri vini, rossi e anche bianchi.
Da noi, invece, i produttori dicono che o si vende l'ultima annata o niente!
Così, spesso, oltre ai vergognosi ricarichi dei vini ai ristoranti, ci troviamo a bere vini ancora giovani mentre i tanto denigrati americani se la spassano con vini "pronti a puntino"!!!

Ritornando a Bonci, da lodare l'idea di organizzare la degustazione direttamente in vigna con assaggi di prodotti locali...idea (ad un onesto prezzo di 5 euro, abbuonati se poi si acquista) che - ci dice Paolo - piace tanto agli stranieri. Beh, devo dire che l'idea e' piaciuta tanto anche a noi!





Prima della degustazione, interessante e piacevole il giro in cantina, sorseggiando il verdicchio metodo charmat. Le vasche di cemento, qui come in altre cantine visitate, la fanno da padrone di casa, come detta la tradizione di questa terra.

Unica perplessita' della visita. Paolo ha esaltato la bassa densità delle piante come indice di qualità del vino....ma non dovrebbe essere il contrario??



Con Pinne, fucile e occhiali...un immersione nel Verdicchio

Verdicchio dei Castelli di Jesi, una denominazione che avevo memorizzato per l'esame senza conoscerla realmente e ora che mi trovo a Monteroberto, in piena zona Castelli di Jesi, ho la possibilità finalmente di provare sul campo questo bianco marchigiano in tutte le sue versioni.

Abbiamo scelto come base lo splendido agriturismo dell'azienda Poggio Montali e da qui la vista lascia senza fiato.

lo splendido panorama che si ammira dall'azienda Poggio Montali

Carla ha lavorato molti anni a Milano, poi l'ispirazione e il cambio radicale di vita.
Ha rilevato una vecchia cantina e ha iniziato a fare vino.
E' fiera e soddisfatta della sua scelta e altrettanto orgogliosa di far parte dell'Associazione Donne del Vino delle Marche.
All'Associazione aderiscono tutte le donne che si dedicano in vari modi a promuovere la cultura del vino. Non solo produttrici, quindi, ma anche ristoratrici, enotecarie sommelier e tutte coloro che diffondono la filosofia del bere bene.

Iniziamo subito con i primi assaggi. Il Verdicchio Poggio Montali e' l'ideale come apripista per questa nostra immersione verdicchiesca e si sposa divinamente con le tagliatelle fatte in casa da Donna Rosy condite con sugo di zucchine del suo orto! Che l'immersione abbia inizio!!

luna rossa sulle colline di Monteroberto

sabato 7 luglio 2012

Enocratia - il governo del vino

Finalmente ce l'abbiamo fatta!
Abbiamo bevuto un bicchiere di prosecco (beh, più d'uno...) in questo locale milanese che più volte avevamo nominato.

L'occasione è stata la serata sul Prosecco organizzata da Enocratia - appunto - e alla quale partecipava anche il mio amico Maurizio Donadi con il suo "Colfondo".

La serata PROsciutto-PROsecco e FIchi si è tenuta giovedì 5 luglio e l'invito recitava "In compagnia degli amici Carolina, Maurizio e Andrea, aperitivo per far Fondo! 4 calici e buffet no stop dalle 19:30 alle 22:30 a 15euro... e per non sbagliare, PaoloCalandrino&Friends ce la suonano dal vivo!!! Serata da non perdere!!! Vi aspettiamo!"

Maurizio è stato il mio compagno del corso di potatura organizzato dalla Maestri Potatori Simonit e Sirch, è un vero potatore oltre che (soprattutto) un enologo e un produttore.





Il vino in degustazione è un Prosecco "sui generis": non la classica bollicina veneta che in fondo va bene come aperitivo ma non riesce a competere per struttura e carattere alle altre bollicine, ma un prosecco detto "colfondo" perchè ha una seconda rifermentazione in bottiglia con i lieviti ma non subisce sboccatura.

Naturalmente abbiamo approfittato della presenza di Maurizio per farci raccontare anche dei Vini Naturali di cui è un esponente di spicco nel panorama vitivinicolo del Nord Est e così siamo rimasti avvinti dalla passione con cui ci ha raccontato perchè Bio non necessariamente è garanzia di naturalità, e come lui ha tolto tutta la chimica dai suoi vini (che durano comuqnue nel tempo!)

Quando organizziamo una gita in Veneto?





 

mercoledì 4 luglio 2012

Vini campani: autoctono è bello... E pure buono! (2a parte)

Dove eravamo rimasti?!? Ve lo ricordate o vi serve un indizio? Siamo su "quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno"... No, non siamo ne I Promessi Sposi... Ma a Civate (LC), ad assaggiare i vini autoctoni campani! E stavamo per passare ai rossi, con la promessa di regalarvi qualche spunto che non fosse il "solito" aglianico...
Partiamo dal pallagrello nero, rigorosamente in purezza: prima provando il base 2009 dell'azienda Vestini Campagnano e poi, ritornando da Terre del Principe, si sale ad ottimi livelli con l'Ambruco 2009, sorprendente per struttura e per una persistenza davvero incredibile su note di liquirizia e ginepro, tanto che - ahimé con grande sacrificio... - sono costretto a fare una pausa ricorrendo agli assaggi di formaggi brianzoli... 
Proseguo la mia ricerca di stranezze imbattendomi nel Marsiliano 2008, un IGT Campania prodotto nella zona dei Campi Flegrei dall'azienda La Sibilla, che da alcuni anni si batte per la sperimentazione e la riscoperta di antichi vitigni autoctoni. In questo vino, ad esempio, troviamo un uvaggio a base di marsigliese (70%), olivella (20%) e piedirosso (10%). Il naso minerale rivela il suolo vulcanico, con richiami ferrosi - quasi di sangue e ruggine - e di terriccio bagnato, cedendo nel finale il passo a note floreali di rosa e geranio a fine maturazione, quindi a cespugli di macchia mediterranea. In bocca sorprende per la grande finezza ed eleganza del frutto, anche grazie ad un tannino che si percepisce leggermente in sottofondo, ben levigato dall'uso della barrique.

Marsiliano 2008 - Azienda La Sibilla (Campi Flegrei) 

Scorgo quindi un banco con il "mio" Montevetrano, ma sorseggiare il 2009 si rivela un infanticidio... A fianco, però, trovo un altro jolly targato Colli di Salerno IGT: Borgo di Gete 2008, vinificato con uve tintore (100%) dall'azienda Reale, un produttore "bio" della zona dei Monti Lattari, in Costiera Amalfitana. Il colore, di un purpureo intensissimo, giustifica pienamente il nome del vitigno, suggerendo, anche al naso, una spremuta di more, mirtilli, viole, con una spruzzata finale di pepe nero. Grande consistenza e pienezza in bocca, che richiama la frutta chiudendo con grande persistenza su note di cioccolato fondente e tabacco dolce da pipa. Pochissime bottiglie (circa 2.000 / anno) per un prezzo al sotto dei 20 Euro: segnatevelo!
Chiudo infine con una piccola "trasgressione" alla regola del "niente aglianico"... Si tratta del Kapnios 2006 di Masseria Frattasi, un aglianico vinificato in appassimento secondo il metodo utilizzato per l'amarone, di cui ricorda pienamente anche le sensazioni gustative. Grande curiosità, ma il prezzo decisamente non per tutte le tasche (oltre 70 Euro) lascia un po' l'amaro in bocca, in tutti i sensi... Che sia colpa di questo appassimento anomalo?
Nel dubbio mi consolo con gli altri vini... Alla vostra!!!

Vi lascio anche un piccolo souvenir video per rendere omaggio a quanto organizzato dai colleghi dell'AIS Lecco in questa magnifica cornice artistica:
http://www.youtube.com/watch?v=eyxHQUj_MX0&feature=plcp

domenica 24 giugno 2012

Vini campani: autoctono è bello... E pure buono! (1a parte)

In un tardo pomeriggio di un sabato di giugno a Civate (LC) è andata in scena un'interessante degustazione di vini campani, con alcuni vitigni e produttori difficilmente reperibili sulla piazza milanese, anche fra le enoteche più fornite.
Al grido di "beviamolo strano", accantono i nomi noti e altisonanti di Marisa Cuomo e Feudi di San Gregorio (pur ottimi, sia chiaro...) per dirigermi subito su alcune chicche. 

Inizio ovviamente con i bianchi, che qui in Campania trovo al top dei miei gusti personali come vini particolarmente adatte a queste sere estive.
Ritrovo l'asprinio di Aversa dell'azienda Grotta del Sole un piacevole e rinfrescante charmat sotto la calura estiva, mentre non mi hanno colpito diverse versioni spumantizzate di falanghina.
La sorpresa del giorno viene dell'azienda napoletana Cantine Olivella, vinifica in purezza vitigni come il caprettone (particolare selezione clonale di coda di volpe) ed il catalanesca. Quest'ultima era fino a qualche anno fa coltivata solamente come uva da tavola, prima di essere vinificata in purezza da quest'azienda nel loro Katà. I risultati sono davvero interessanti per l'armonia dei profumi di fiori e frutta gialla matura, la grande mineralità - data dai terreni vulcanici alle pendici del Vesuvio - ed una struttura che incentiva a tenere tranquillamente questo vino in cantina per alcuni anni... E, dulcis in fundo, grandissimo rapporto qualità/prezzo: siamo abbondantemente sotto i 10 Euro a bottiglia (a patto di trovarlo, però!!!).

uva catalenesca

la simpatica etichetta del Katà di Cantine Olivella

Proseguendo sui bianchi, interessante il Fontanavigna, un pallagrello bianco in purezza dell'azienda Terre del Principe (già a me nota per essere nella "galassia" delle aziende che si avvalgono delle consulenze enologiche del Prof. Luigi Moio).
Incuriosito, assaggio anche alcuni autoctoni ischitani, ma il picco qualitativo lo trovo presso il banco dell'azienda avellinese Villa Diamante, dove il fiano in purezza Vigna della congregazione - qui presentato nelle annate 2009 e 2010 - dimostra di meritare pienamente l'eccellenza dei "5 grappoli" ottenuti dalla guida Duemilavini AIS: colore dorato intenso (non filtrato, sosta un anno e mezzo in acciaio su fecce fini) e grande eleganza al naso con profumi di ginestra, agrumi, susina gialla, pesca e poi erbe aromatiche e mineralità; in bocca è rotondo, sontuoso nei suoi ritorni fruttati, ma sostenuto da un'ottima freschezza ed un'interessante sapidità, che creano un perfetta equilibrio con la struttura alcolica importante.

E ora, se pensate che in Campania esista solo l'aglianico come rosso degno di nota, non perdetevi la seconda di parte... Prossimamente, su questo blog... Alla vostra!!!

lunedì 18 giugno 2012

Montevetrano "a singhiozzo": verticale in due atti...


Sono passati quasi tre mesi da quel "pazzo" acquisto on-line: 9 bottiglie di Montevetrano, 9 annate consecutive dal 1996 al 2004. L'idea di tenermele è durata solo pochi giorni, per lasciare il posto alla voglia di condividere la gioia di aprire una serie di bottiglie così prestigiose.
Ed ecco allora un'idea ancora più pazza: mettere in piedi una serata fra amici ed appassionati (non più di una decina) per mettersi alla prova e degustare insieme.
9 vini in una sola serata sarebbero stati troppi e così ecco il "singhiozzo": una verticale in due serate ad annate alterne, prima le dispari e poi le pari...
Grazie all'aiuto di amici volenterosi (Matteo, Silvia, Adry, Gabriella), per un paio di sere ho potuto "giocare" a vestire i panni di relatore, in un viaggio meraviglioso fra le sfumature di questo straordinario vino campano, un IGT Colli di Salerno così composto: 60% cabernet sauvignon, 30% merlot, 10% aglianico.
In molti fra coloro che leggono mi hanno chiesto di raccontare del vino, ma stavolta credo davvero che quello che vi siete persi questa volta non lo troverete in una di queste 9 bottiglie.
Prima serata fra amici, con vini grandiosi, che fila via liscia. Tutto "perfettamente perfetto", alla faccia del "relatore" un po' teso e ingessato. Già mi frullano in testa idee per fare altre serate, perché alla fine - dico a me stesso e ai ragazzi - non sembra così complesso. 
La seconda serata invece nasce male fin dalle prime battute: prima il rinvio per il maltempo, defezioni varie per i motivi più disparati, l'arrivo di una platea inedita, qualche bottiglia che appare un po' sottotono, presentazione powerpoint che mi si inchioda (anche se l'ho camuffata bene andando a braccio)... Forse avevo sottovalutato alcuni aspetti, forse non siamo (o "non sono", dato che ho voluto testardamente insistere sulla doppia serata) all'altezza di preparare eventi del genere. Vedo la gente "educatamente" contenta, ma forse non mi sembra abbastanza. Mi sento come quando da bambini si fanno le recite a scuola (quelle cose che aspetti e prepari per giorni...), guardi i genitori fra il pubblico e tutti applaudono... Ma ora che ho qualche anno in più, forse comincio a realizzare che quell'applauso o quel sorriso siano dovuti, più che sentiti...
Poi, per un attimo, i riflettori si spengono. E senza le luci, spariscono anche le ombre... 

Mi estranio per un attimo e torno a capire che la magia del vino è tutta nella sua semplicità: 10 persone, molte delle quali mai viste fra loro, riunite intorno ad un tavolo su di una terrazza rinfrescata da una leggera brezza con un bicchiere in mano. Improvvisamente realizzo che in quelle due ore ci siamo dimenticati di essere a Milano, dello stress accumulato durante una lunga settimana di lavoro. Perfino la bottiglia (1 su 5) che sa un po' di tappo diventa un caso didattico, il metro di paragone per gli altri vini che ogni 10 minuti offrono nuove sfumature e sensazioni. Forse la bellezza di questa seconda serata sta tutta nel suo non essere "perfetta"... E nel sentirsi dire, da qualche "nuovo sconosciuto amico", che quello che non ha dato il vino l'ha trasmesso la passione di un bellissimo gruppo, quello con cui spero di organizzare presto un'altra serata... E chissà, magari sui riesling della Mosella o sui rossi dell'Etna. E magari ci sarete anche voi... In ogni caso, sempre e comunque in alto i calici e... Alla vostra !!!

sabato 9 giugno 2012

L'eccellenza ligure parte II - Francesca Bruna: un'altra donna senza trucco

Fa molta tendenza di questi tempi parlare delle donne del vino e qui, a Ranzo, un piccolo paese vicino ad Albenga dove sembra che il tempo si sia fermato agli anni '70, ce n'è una davvero speciale.
E' Francesca Bruna, che insieme al marito porta avanti il lavoro iniziato dal padre Riccardo (U Baccan, il Capo).

Avevamo bevuto il prodotto di punta dell'azienda - U baccan, appunto- in una "chicchettosa" trattoria qualche anno fa.
Pensavamo di trovare una cantina più moderna, considerate anche le belle etichette dalla grafica innovativa. Stentiamo invece a riconoscerla dall'esterno dato che l'ingresso non è altro che quello di una casa...adiacente al negozio di commestibili, come ci indica una gentile signora del posto.

Ma dov'è la cantina?

Della porta di ingresso ci dimentichiamo subito.
Francesca ci aspetta e ha preparato l'incontro con attenzione.
Prima di scendere in cantina, Francesca ci mostra due recipienti in cui tiene con orgoglio i campioni dei suoi terreni.  L'argilla azzurra dove nasce il Maje' e l'argilla rossa, su cui crescono le vigne del Le Russeghine.  Terreni diversi, stesso vitigno, il pigato.

Le argille di Francesca

Chi ci conosce sa che basta questo per stuzzicare la nostra curiosita' e con piacere ci facciamo portare da Francesca in cantina.
L'assaggio dalle vasche ci permette di cogliere appieno le differenze tra i tre diversi pigato prodotti dall'azienda:

- il Maje', argilla azzurra, 12 ore di macerazione, solo acciaio.
- Il Russeghine, argilla rossa, 36 ore di macerazione, solo acciaio,
- l'U Baccan, un mix tra le due argille con prevalenza di quella rossa, 24-36 ore di macerazione, affinamento in parte in tonneau di acacia, che da' al vino una dolce rotondita' senza marcare troppo.

La mineralita' dell'argilla rossa spicca nel Le Russeghine, che Francesca definisce il vino della tradizione e che per Duemilavini quest'anno ha avuto la meglio su U Baccan.
Completiamo la degustazione con il sorprendente Pulin, 70% granaccia, 30% Syrah e Barbera.
Qui ritroviamo il rovere in affinamento ma in bocca e al naso non si avverte. Il profumo e' elegante e complesso con toni fruttati e quel leggero richiamo alla cipria che tanto mi piace. In bocca non delude. Da provare.

La degustazione con Francesca

Francesca ci saluta ringraziandoci per la visita. Ci dice che e' un piacere ricevere appassionati per poter raccontare il proprio lavoro, la propria vita.
Grazie a te, Francesca. La visita di oggi entra a pieno titolo tra quelle da ricordare.

giovedì 7 giugno 2012

Il triangolo del vermentino

Westin Palace in "pompa magna" il 4 giugno scorso per il banco di assaggio "ORO Vermentino" organizzato da AIS Milano, compreso un interessante seminario condotto dal Presidente AIS Nazionale, Antonello Maietta. Tre le regioni italiane rappresentate (Liguria, Toscana e Sardegna) più un produttore della Corsica, con 27 aziende presenti ed oltre 70 referenze di vermentino in purezza.
Inizio da ciò che conosco meno, dedicandomi alla Liguria... ed è subito centro!
Segnalo solo i top, in ordine di gradimento: Le Serre 2009 dell'az. Lupi di Imperia (solo acciaio, leggermente speziato, con un ritorno di erbe aromatiche ed un'incredibile persistenza); Vermentino 2011 dell'az. Ottaviano Lambruschi (trionfo di note agrumate, resina di pino, erbe aromatiche e finale di mandorla amara); Vermentino 2009 dell'az. Bio Vio di Albenga (nota per il suo pluripremiato pigato, ma vi assicuro che anche questo non scherza); Vermentino "Etichetta Nera" 2011 dell'az. Lunae Bosoni (Colli di Luni).
La curiosità mi induce ad assaggiare anche il vino corso, dato che non si trova fuori dall'isola: Vermentino 2011, az. Domaine de Granajolo (certificata biologica dal 1987, con sede nella zona di Porto Vecchio), piacevolissimo e fresco, sui 7-8 Euro comprato in loco.
I campioni assaggiati hanno ormai passato la doppia cifra... La Toscana - volente o nolente - la snobbo un pochino... Molte aziende della Sardegna le ho già incontrate al Vinitaly... Giusto il tempo di salutare gli amici cagliaritani dell'az. Pala (quelli del "mio" bovale) e provare l'ottimo rapporto qualità-prezzo del loro vermentino base, I Fiori (sui 5-6 Euro), ed il cru Entemari.
Sarà che l'estate è in arrivo ed ogni giorno mi sto "milanesizzando" sempre di più, ma dopo quasi due anni forse è giunto il momento di fare un salto in Liguria... E non solo per il mare!
Alla vostra !!! 

mercoledì 6 giugno 2012

L'eccellenza ligure parte I - l'Ormeasco che batte il Barolo

Parola di Alex Berriolo, enologo dell'azienda Lupi.

Eccoci da Lupi!

L'Ormeasco ("cugino" del Dolcetto), che a una recente degustazione alla cieca si e' posizionato davanti ad alcuni rinomati baroli, e' il Braje, 30 % affinato in barrique per 24 mesi.

Alex ci accoglie in cantine

Assaggiamo insieme a Alex il 2007 e, sentendoci subito a nostro agio, abbiamo la possibilità di esprimere liberamente il nostro parere.
I sentori di vaniglia sono ancora in evidenza (un po' troppo secondo noi) e in bocca spicca l'alcolicità (14-15%). E' un vino da dimenticare in cantina ancora per un po'.

Più pronto decisamente l'Ormeasco base (2010) in cui ritroviamo la piacevolezza del Dolcetto.
Alex ci accompagna nella degustazione e bonariamente si rammarica ricordando che ristoratori e clienti richiedono sempre l'ultima annata prodotta con il rischio di bere un vino spigoloso che non rappresenta la filosofia e l'impegno di chi lo produce perché non ancora pronto.
Dopo solo un anno sarebbe perfetto, ma tante bottiglie non fanno in tempo ad arrivare alla giusta maturazione.

Il Bombe e la "Bombina dagli occhi belli" degustano in relax l'Ormeasco
Oltre all'Ormeasco (anche in versione Sciac-tra') la gamma dei vini di Lupi e' ampia:

- pigato in più versioni - dal base "territoriale" fino al rinomato Vignamare prodotto con una selezione di vecchie vigne dai 50-80 anni con rese bassissime e affinamento in barrique,
- vermentino, in due versioni, il territoriale e il Serre,
- un rossese di dolceacqua prodotto creando  un assemblaggio di vini di diverse cantine, selezionati ogni anno da Alex e Massimo (Lupi, proprietario) facendo il giro di tutte le cantine con l'obiettivo di creare il "vero rossese tradizionale" (quello che profuma di rosa appassita, ci spiega Alex),
- un passito di pigato - il Passiu da Vinsa, (appassito sulle vinse, graticci di canne) che non viene pero' più prodotto da anni perché poco commerciabile dato che il risultato non e' paragonabile a quello dei passiti siciliani. Il "dolce" lascia infatti  spazio a un'acidita' spiccata che lo rende un passito "anomalo".

Ultima curiosità: anche con Alex, come ci capita ormai di frequente durante i nostri incontri, si parla di tappi. Abbandonato il sughero (troppe bottiglie ritornavano in cantina) per un po' di anni si sono scelti dei tappi particolari, prodotti da un'azienda italiana che ultimamente hanno iniziato pero' a dare qualche problema.
Ora sui vini base un nuovo prodotto ma sugli altri vini si ritornera' al sughero, con la speranza che prima o poi il mercato inizi ad accettare i tappi a vite, i migliori in assoluto.

I tappi speciali e il ritorno al sughero
L'Ormeasco come concorrente del Barolo o del miglior Dolcetto delle Langhe (quello di Dogliani, secondo me) non mi ha ancora convinto ma confesso che e' stato il mio primo assaggio di questo rosso di Liguria, che sicuramente riproverò.

Che ne dici Madda? Lo riproviamo questo Ormeasco?

Love is wonderful and ageless

Mi perdonerete se invece di raccontarvi dei dettagli tecnici di una degustazione vi racconterò della magia di una serata in cui il vino fa accadere cose che riempiono il cuore...

Si perchè vini speciali, fatti con amore, con passione, come certi cibi spesso narrati in molti film, creano quall'atmosfera unica contagiosa... E quasi come per magia, le labbra si stendono in un sorriso incontenibile, il cuore si riempie di gioia, la mente perde la sua lucidità e fa credere che le barriere non esistano...in nessun campo.

E' l'emozione che mi ha creato stasera la verticale organizzata da Wine Tip sul Cervaro della Sala (chardonnay e grechetto).
In degustazione il 2006, il 2004, il 2001 e il 1998.


Così emozionanti - tutti - da non sapere, a fine serata, quale eleggere come preferito.

Ma sono le vibrazioni e le emozioni palpabili che "serpeggiano" tra il (ristretto, come si addice alle grandi occasioni) pubblico che mi hanno lasciato il segno.

Che, senza un vino così, non sarebbero mai state possibili.
Mi ha stregata!


Ps. Davide e Mg mi aiutino sui tecnicismi, se lo desiderano, o con qualsiasi altro dettaglio su una serata, che rimarrà negli annali delle mie degustazioni!

....anche questo un vino di Renzo Cotarella. Non sarà che quest'uomo ha davvero un tocco magico? Questa serata è capace di eguagliare solo la verticale di Tignanello a cui assistetti qualche anno fa condotta proprio dall'enologo in persona!

sabato 2 giugno 2012

Un giorno in Roero

In modo del tutto casuale, sono finita in Roero.
La scusa era utilizzare una smart box prima che scadesse e la destinazione non l'ho scelta io, ma una volta inviatata ho scelto l'azienda da visitare.

E così, dopo aver consultato Duemila Vini e provato a contattare un paio di aziende, prendo appuntamento con la signora Daniela nell'azienda Angelo Negro.

Producono 20 tipologie di vini, ma a me interessa il Roero: Arneis e Nebbiolo e così trascino la mia amica - del tutto a digiuno da questo mondo - a Monteu Roero.

L'azienda, la casa, il panorama e i 60 ettari di vigna sono spettacolari.... Inutile descriverle, meglio mostrarvi direttamente le foto..

Il panorama (e le vigne) dal piazzale della casa
L'azienda (e casa)
  




























Le vigne di Roero



















Ci colpisce immediatamente la pulizia, l'ordine, il rigore e la pace...
L'appuntamento con il ragazzo che ci accompagna nella visita guidata è alle 14. Partiamo subito dalla cantina di vinificazione dove enormi serbatori di acciaio, alcuni vuoti e alcuni ancora pieni di vino, si stagliano in un capannone moderno, automatizzato e pulitissimo.

Il ragazzo che ci accompagna è un dipendente, giovane, davvero "devoto" che però ha ancora un pochino da imparare su come fare una visita guidata, ma ciò non ci impedisce di fargli mille domande alle quali risponde con competenza.

La zona più affascinante della cantina, che è stata rifatta completamente circa 4 anni fa, è la barricaia e la sala dove ci sono botti e barrique, ricostruita tutta con mattoni dell'epoca della fondazione dell'azienda agricola (1670...) dove si respira davvero il fascino dell'antico nonostante sia di recente fattura.

le barrique di rovere francese
le botti e chiara
Impressionano comunque la pulizia e il profumo, ci sarebbe da farci un salotto in questa cantina tanto è accogliente e confortevole!

E' però giunta finalmente l'ora della degustazione in cui - nonostante i più di 20 vini presenti nella gamma - io ho già scelto sarà completamente dedicata al Roero (Arneis e Nebbiolo).

Assaggiamo dunque:


Perdaudin, 100% Arneis, affinato per 6 mesi in acciaio con battonage.
Sudisfà, 100% nebbiolo, affinato 24 mesi in botti di rovere francese, 1/3 nuove.
Prachiosso, 100% nebbiolo, 18 mesi in legno. 50% botti di rovere, 50% tonneaux.












Perdaudin Passito, 100% Arneis affinato 18 mesi in barriques francesi.













Qualche nota di ciascuno di loro:
  1. Perdaudin (2011): profumato al naso, inteno e complesso in bocca. Scopro che invecchia molto bene e dopo 8-10 evolve assumendo sapidità, minerali, toni erbaci e talvolta, pietra focaia...
  2. Sudisfà (2004): è davvero incredibile l'equilibrio e l'armonia di questo vino... 
  3. Prachiosso (2009): un tannino ancora un po' aggressivo in prima battuta (sarà che è giovane...), ma ottimo dopo un pezzo di grana!
  4. Perdaudin Passito: al naso sembra moscato - che è quello che normalmente accade dopo l'evoluzione in legno, ci dicono. Peccato che alla fine spicchi troppo la nota alcolica che è un po' eccessiva...
Alla fine ce ne andiamo con il nostro vino acquistato e anche con quello regalato e dopo più di 2 ore di chiacchere e racconti con il ragazzo che ci ha accompagnato.

Mi è venuta quasi voglia di assaggiare qualcos'altro della gamma, mi sa che se torno in Piemonte ripasso a trovarli!





giovedì 31 maggio 2012

La lumassina...che sorpresa!!

Confesso, la lumassina vitigno autoctono del savonese mi era proprio sfuggita durante i miei studi. Ed eccola spuntare sulla nostra tavola l'altra sera ad accompagnare una cena semplice in una calda serata milanese. E' l'Acerbina di Cascina delle Terre Rosse, appunto lumassina al 100%.  E' un vino che potremmo definire semplice ma la sapidità e la freschezza lo rendono interessante e rimane la voglia di tenerne in casa qualche bottiglia. Soprattutto per quando, anche in una cena veloce durante la settimana, hai voglia di bere bene senza eccessivo impegno.

domenica 27 maggio 2012

Madda's Vineyard


Guardate dove ci ha invitati Maddalena sabato...


Per il suo battesimo l'appuntamento è a "Il Mosnel", in Franciacorta.
Iniziamo con un giro dell'azienda, che vanta origini lontane nel tempo.

Barrique di rovere

La cantina




















Fu fondata dai Barboglio nel 1836 ma si specializzò in viticoltura nel 1968 sotto la guida di Emanuela Barboglio.

Nei 40 ettari di proprietà si trovano vigne di pinot nero, pinot bianco, chardonnay necessari per produrre i loro "Franciacorta" ma anche Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot, Nebbiolo e Barbera per il loro "CurteFranca" da me, Silvia e Alessandro ri-nominati "il taglio bordolese de niartri"!!!

Il menù della giornata prevede visite in cantina, antipasti a buffet e due primi e vini in assoluto stile Madda.
E così in degustazione abbiamo:
FRANCIACORTA DOCG BRUT ROSE'
FRANCIACORTA DOCG BRUT SATEN MILLESIMATO
CURTEFRANCA ROSSO DOC FONTECOLO
IGT SEBINO PASSITO "SULIF"

Ho molto apprezzato il Saten ma devo dire che il Curtefranca rosso mi ha accompagnata fino a sera con quel piacevole sapore in bocca. Sulla persitenza nulla da dire!

E comunque, a parte i vini, comunque buoni, è stata la giornata questa volta a lasciare il segno...
Qui sotto qualche foto..
Grazie Maddalena per l'invito. Uno dei battesimi più belli a cui abbia partecipato!

il Bombe

la Vale

Silvia, Madda e Ale

Rita e MG





Ps. ecco perchè era il suo battesimo...enologico!!!!!
Il Bombe, la piccola Madda e il bicchiere!