mercoledì 6 giugno 2012

L'eccellenza ligure parte I - l'Ormeasco che batte il Barolo

Parola di Alex Berriolo, enologo dell'azienda Lupi.

Eccoci da Lupi!

L'Ormeasco ("cugino" del Dolcetto), che a una recente degustazione alla cieca si e' posizionato davanti ad alcuni rinomati baroli, e' il Braje, 30 % affinato in barrique per 24 mesi.

Alex ci accoglie in cantine

Assaggiamo insieme a Alex il 2007 e, sentendoci subito a nostro agio, abbiamo la possibilità di esprimere liberamente il nostro parere.
I sentori di vaniglia sono ancora in evidenza (un po' troppo secondo noi) e in bocca spicca l'alcolicità (14-15%). E' un vino da dimenticare in cantina ancora per un po'.

Più pronto decisamente l'Ormeasco base (2010) in cui ritroviamo la piacevolezza del Dolcetto.
Alex ci accompagna nella degustazione e bonariamente si rammarica ricordando che ristoratori e clienti richiedono sempre l'ultima annata prodotta con il rischio di bere un vino spigoloso che non rappresenta la filosofia e l'impegno di chi lo produce perché non ancora pronto.
Dopo solo un anno sarebbe perfetto, ma tante bottiglie non fanno in tempo ad arrivare alla giusta maturazione.

Il Bombe e la "Bombina dagli occhi belli" degustano in relax l'Ormeasco
Oltre all'Ormeasco (anche in versione Sciac-tra') la gamma dei vini di Lupi e' ampia:

- pigato in più versioni - dal base "territoriale" fino al rinomato Vignamare prodotto con una selezione di vecchie vigne dai 50-80 anni con rese bassissime e affinamento in barrique,
- vermentino, in due versioni, il territoriale e il Serre,
- un rossese di dolceacqua prodotto creando  un assemblaggio di vini di diverse cantine, selezionati ogni anno da Alex e Massimo (Lupi, proprietario) facendo il giro di tutte le cantine con l'obiettivo di creare il "vero rossese tradizionale" (quello che profuma di rosa appassita, ci spiega Alex),
- un passito di pigato - il Passiu da Vinsa, (appassito sulle vinse, graticci di canne) che non viene pero' più prodotto da anni perché poco commerciabile dato che il risultato non e' paragonabile a quello dei passiti siciliani. Il "dolce" lascia infatti  spazio a un'acidita' spiccata che lo rende un passito "anomalo".

Ultima curiosità: anche con Alex, come ci capita ormai di frequente durante i nostri incontri, si parla di tappi. Abbandonato il sughero (troppe bottiglie ritornavano in cantina) per un po' di anni si sono scelti dei tappi particolari, prodotti da un'azienda italiana che ultimamente hanno iniziato pero' a dare qualche problema.
Ora sui vini base un nuovo prodotto ma sugli altri vini si ritornera' al sughero, con la speranza che prima o poi il mercato inizi ad accettare i tappi a vite, i migliori in assoluto.

I tappi speciali e il ritorno al sughero
L'Ormeasco come concorrente del Barolo o del miglior Dolcetto delle Langhe (quello di Dogliani, secondo me) non mi ha ancora convinto ma confesso che e' stato il mio primo assaggio di questo rosso di Liguria, che sicuramente riproverò.

Che ne dici Madda? Lo riproviamo questo Ormeasco?

2 commenti:

  1. Inizio dicendo che Madda è davvero spettacolare... E continuo segnalandovi che proprio lunedì 4 giugno scorso, al banco di assaggio del vermentino organizzato da AIS Milano ero rimasto incantato proprio da un vino dell'azienda Lupi: "Le Serre" 2009, un vermentino ottenuto dalle selezione delle migliori uve ed affinato esclusivamente in acciaio... Ora dopo questo articolo non mi resta che andare a trovarli!!!

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  2. Hai ragione Davide. Vale proprio la pena fare un giro nella zona. Lupi, Bruna, Cascina delle Terre Rosse, BioVio sono realta' veramente interessanti. Ci hanno accolto tutti con grande e spontanea cortesia!

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